Tyrus Judo Terni


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Lo sport costituisce la più grande manifestazione di occupazione del tempo libero ed è un fenomeno distintivo della società occidentale contemporanea: è veicolo di cultura e mezzo di educazione che coinvolge i due maggiori soggetti preposti alla formazione dell'individuo, la famiglia e la scuola. Il desiderio del giovane di divertirsi, di incontrare altri amici, migliorare il proprio aspetto fisico, avere successo, spinge il giovane a vivere l'esperienza dello sport finalizzata alla ricerca di una propria identità e una propria indipendenza; nonostante nella nostra società vi sia apertura allo sport,appare ancora del tutto insufficiente rispetto alla tendenza alla sedentarietà, tecnica sempre più diffusa(televisione computer).

I bambini di età compresa tra i 6 e i 14 anni sono affamati di esperienze empiriche, con le quali misurarsi e misurare il proprio saper stare con gli altri. Considerando che la scuola risponde solo in parte a tale bisogno, constatando che le parti sociali più deboli rimangono fuori dal circuito formativocce riguarda lo sport, intendiamo dare corpo ad un progetto di integrazione e sviluppo psico fisico ai minori del territorio ternano.
Il Judo in questo contesto sembra essere un'ospite indesiderato (in quanto considerato pericoloso) anziché un elemento prezioso del processo di formazione e maturazione del ragazzo, (Judo = Tradizione = Disciplina). Riteniamo il Judo una sport in grado di curare non solo la formazione sportiva, ma anche i vari aspetti di relazioni con gli altri,molte volte penalizzati e trascurati, in quanto spesso le società sportive tendono a selezionare i giovani più capaci non creando quindi, le giuste condizioni per un'aggregazione più ampia e permanente intorno ai valori dello sport, dove l'aspetto agonistico non prevalga sugli aspetti socializzanti.

Dal punto di vista sportivo
Il judo si pratica insieme e non è un'attività individuale, anche se naturalmente l'apprendimento e l'atto creativo, sono strettamente personali. Raggiungere un grado di abilità nel lottare, vuol dire capacità di elaborazione di una strategia di azione, cioè tenendo conto di tutti i dati dell'esperienza (aspetto cognitivo),scegliere tra le molte la soluzione più originale ed efficace al momento (adattabilità); significa aver sviluppato una serie di pre-requisiti sul piano psicomotorio, come la coordinazione dinamica, l'agilità, la destrezza, il senso del ritmo, dello spazio, l'equilibrio statico e dinamico, la velocità, la rapidità, ecc. Significa inoltre aver sviluppato anche tutte le capacità condizionali, come risultato di un armonico sviluppo morfo - fisiologico che la pratica promuove.

Sul piano della socializzazione
Il Judo basandosi su un contatto stretto tra i praticanti, fornisce la possibilità di reciproca conoscenza e coscienza della diversità dell'altro e il rispetto dell'altro, nonché la consapevolezza che da soli non si arriva a molto, ma per progredire occorre essere insieme. Sotto l'aspetto emotivo - affettivo, grazie al contatto con l'altro, si vincono molti complessi nei confronti del prossimo e molte incertezze e tensioni dovute a problemi educativi, ambientai i e psicologici di vario tipo. Da quanto espresso sinteticamente è possibile comprendere che il bambino di 6/10 anni e il ragazzo di 11/14, possono trovare in relazione alle diverse tappe di sviluppo che vivono, occasioni di crescita e quindi esperienze educative, dove per educazione si intende il risultato finale di un processo, cioè aggregazione con gli altri, (riscoperta dei valori dell'amicizia) e, socializzazione con gli altri attraverso i veri valori dello sport. Il confronto con i coetanei, educando la componente agonistica competitiva che appartiene ad ogni giovane, può essere orientato dall'Insegnate Tecnico a strumento di crescita e di maturazione personale, oltre che ad un maggiore rispetto degli altri.
Una delle principali peculiarità del judo è la presenza della materassina. Questa attrezzatura permette alcune esperienze motorie esclusive come il cadere lo strisciare e il rotolare. La presenza di questa superficie di lavoro inoltre, infondendo sicurezza predispone gli allievi nelle condizioni psicologiche ottimali per determinati tipi di apprendimenti.
Nello specifico, attinente la pratica del judo, viene proposto alla fascia 6/10 anni, come un "gioco" che permette di conoscersi, di misurarsi con i compagni all'interno di uno spazio ludico. Il confronto con i coetanei, il contatto corporeo particolarmente graditi nell' età della scuola elementare, rendono il Judo decisamente divertente, cosicché l'impegno e la costanza necessari per ottenere il proprio miglioramento diventano parte del gioco stesso. Per i più grandi 11/14 anni si cercherà di introdurre la competizione, intesa come riconoscimento e miglioramento dei propri limiti nel rispetto degli altri e delle regole accettate di comune accordo. Si insisterà sull'aspetto socializzante e sociale del Judo inteso come "via per essere insieme". Attenzione particolare dovrà essere posta sul reciproco rispetto e sul significato da dare durante la pratica e fuori dalla palestra, nell' ambiente in cui ci si trova immersi ogni giorno.

VERO O FALSO ?

Il Judo come gli altri sport di combattimento è violento e pericoloso.
Falso.
L’aggressività fa parte della natura umana ed è una componente fondamentale della capacità del genere umano di adattarsi all’ambiente e di agire su di esso per adattarlo alle proprie esigenze. Al contrario la violenza è frutto dell’educazione ed è diretta dal gruppo sociale cui si appartiene; per questo gli sport di combattimento educando al rispetto delle regole, dell’avversario ed al confronto leale permettono di contenere l’aggressività e di indirizzarla in modo costruttivo. Il rispetto delle regole, inoltre, limita qualsiasi tipo di comportamento pericoloso.

Ho paura che il mio bambino si faccia male, per questo non voglio che pratichi il Judo.
Falso.
Gli insegnanti di Judo seguono corsi di formazione specifici certificati dalla Scuola nazionale Federale e sono esperti nella metodologia dell’allenamento. Per questo ogni esercizio fisico ed ogni tecnica insegnata rispetta le tappe auxologiche della crescita del fanciullo ed è adatta alle diverse caratteristiche motorie in termini di resistenza, forza, elasticità, coordinazione. Inoltre le attività si svolgono su tappeti morbidi che attutiscono le cadute e viene data priorità all’insegnamento di elementi di pre – acrobatica (capovolte, ruote, salti, verticali …) che sviluppano l’agilità e la coordinazione naturali del bambino.

Praticare Judo è un antidoto al bullismo.
Vero.
Il Judo contiene l’aggressività indirizzandola verso un comportamento costruttivo regolato da precise norme di comportamento. In palestra è premiato chi rispetta l’insegnante ed i compagni e sa dominare i propri impulsi. L’avversario non è mai un nemico e chi riesce a vincere secondo le regole è oggetto della considerazione degli altri. L’insegnante è un esempio positivo di adulto che educa anche condividendo sul tatami il lavoro fisico e tecnico dei ragazzi. La stima per un lavoro ben fatto è il primo rimedio contro il bullismo.

Se vado male a scuola posso migliorare i miei voti praticando Judo.
Vero.
La pratica del Judo sviluppa un’organizzazione mentale che regola le sequenze cognitivo – motorie favorendo nei bambini e nei ragazzi la concentrazione mentale necessaria per eseguire schemi motori complessi. Permette loro di assumere processi decisionali e accettare la responsabilità delle scelte effettuate. Concentrazione mentale, capacità decisionali e responsabilità sono prerequisiti indispensabili ad ogni tipo di apprendimento.

Pratico Judo perché non riesco ad andare d’accordo con gli altri.
Falso.
Sul tatami si impara a confrontarsi con gli altri e a conoscere meglio se stessi, le proprie attitudini e le proprie potenzialità. Capire l’altro è fondamentale per riuscire negli esercizi fisici e in palestra si capisce subito che la collaborazione è alla base di qualsiasi attività. Condividere gli esercizi (e la fatica)in palestra significa sviluppare la solidarietà e l’intesa con chi vive la nostra stessa esperienza. L’amicizia nasce spontanea dalla pratica sportiva svolta insieme.

Sono timido e ansioso: il Judo non fa per me.
Falso.
La pratica del Judo aumenta il controllo di sé di fronte a situazioni di tensione emotiva o di conflitto. Conoscere le proprie capacità aumenta l’autostima, migliora il giudizio di sé e normalizza il confronto con gli altri. Gli sport di situazione insegnano a gestire la novità e a confrontarsi con l’imprevisto aiutando, quindi, ad attenuare la sensazione d’ansia legata alle novità.

I bambini sovrappeso non possono praticare Judo.
Falso.
Il Judo è veramente uno sport per tutti e per tutte le taglie. Gli atleti si suddividono in base al peso in categorie per cui ognuno si confronta solo con chi ha le sue stesse dimensioni. Le categorie di peso includono chi è piccolissimo e leggero così come chi è grosso e pesante. Ovviamente una pratica regolare del Judo aiuterà a sostituire la massa grassa con quella muscolare e a trasformare il corpo del bambino o dell’adolescente in poco tempo, migliorando il suo stato di salute generale.

La pratica del Judo aiuta in caso di ADHD (disturbo da deficit di attenzione/iperattività).
Vero.
Il Judo richiede il rispetto di regole condivise e valorizza l’autodisciplina. L’attività in palestra non è espressione di una aggressività incontrollata, ma nasce dall’autodisciplina e dal rispetto delle regole. Anche il magazine della Società Italiana di Pediatria (2014;4:15-19)riporta come il Judo sia utile sia ai bambini più insicuri in quanto infonde fiducia nelle proprie capacità sia ai più vivaci in quanto insegna a controllare la propria aggressività e ad educare gli impulsi motori.

L’impegno muscolare richiesto dalla pratica del Judo è troppo gravoso per lo stadio di sviluppo muscolo – scheletrico del bambino in età prescolare.
Falso.
L’attività svolta in palestra è graduata a seconda dell’allievo, sia dal punto di vista dell’impegno muscolare che da quello della coordinazione. Nelle fascie d’età più giovani si svolgono attività di base che privilegiano la velocità, la coordinazione, la concentrazione soprattutto attraverso il gioco e la pre – acrobatica. Tutte le attività vengono svolte a corpo libero e con carichi naturali (cioè la sola forza di gravità, quindi il peso stesso del bambino). Le tecniche specifiche che prevedono il potenziamento muscolare attraverso l’uso dei pesi non sono mai insegnate nelle fasce d’età più giovani.

Il Judo non è uno sport di squadra pertanto non aiuta la socializzazione e la cooperazione.
Falso.
Anche gli sport individuali si svolgono in un contesto sociale, tanto più il judo che non può essere praticato se non con un compagno di allenamento. Il confronto con l’altro è alla base della nostra disciplina e ciò favorisce non solo socializzazione e cooperazione, ma solidarietà e senso di appartenenza. Condividere regole, obiettivi ed ideali, così come avviene sul tatami sviluppa lo spirito di gruppo e favorisce l’amicizia e la fratellanza.

Giovanna Grasso
Pubblicato su Athlon
Anno 34 N° 1/2015


PERCHE' FARE JUDO.

Perché un bambino o un ragazzo iniziano a frequentare un corso di judo?
Quasi mai perché vedono le pubblicità affisse sui muri o le locandine che reclamizzano questo o quel corso di arti marziali, il più delle volte per il passaparola che avviene tra compagni di scuola o più raramente tra compagni di giochi visto che la maggior parte del loro tempo libero viene trascorsa in casa da soli o con i fratelli, o a correre forsennatamente dal corso di musica al corso di nuoto ai compiti scolastici.
Molto spesso sono i genitori che prendono l'iniziativa e ci portano i bambini in palestra e l'ambiente che trovano, perlomeno nelle palestre della nostra regione, è estremamente sano ed accogliente con insegnanti preparati, oltre che da un punto di vista squisitamente tecnico, anche nel "fare gruppo".
E' molto importante infatti nell'età dello sviluppo socio affettivo che i bambini si trovino in un gruppo di coetanei che sappia accoglierli e che non gli faccia pesare la loro ovvia non abilità iniziale nello sport che si accingono a frequentare.
Uno dei punti fermi del nostro sport, è l'aiutarsi l'un l'altro a superare prima le difficoltà tecniche (le capriole, i primi movimenti di squilibrio ecc.) e poi con il passare del tempo i momenti difficili della vita, che possono essere sia la sconfitta nella prima gara, sia un compito andato male a scuola o una delusione…
Nelle nostre Palestre è quasi impossibile vedere un bambino rifiutare di avvicinarsi al classico compagno in soprappeso taciturno e incapace di fare qualsiasi movimento, ma tutti, quando è il loro momento, collaborano con l'insegnante a farlo sentire a suo agio e capace di fare, tutto questo ed altro ancora, noi lo chiamiamo "FARE JUDO".
Molto importante è la gradualità degli esercizi che vengono somministrati ai nostri allievi (dal facile al difficile), e ancora più importante la gradualità dei "combattimenti".
E' attraverso il combattimento effettuato in palestra che il bambino può dare libero sfogo alla sua naturale voglia di competere che è innata in ognuno di noi, e che è molto spesso scambiata con l'aggressività ed è altrettanto naturale "rispettare le regole" perché i bambini capiscono al volo che se loro non rispettano le regole con i meno abili, poi ci sarà sempre qualcun'altro più abile di loro che metterà in pari i conti.
Ed è altrettanto importante che partecipino all'attività agonistica vera e propria, sempre graduata secondo le loro capacità, perché in questa maniera saranno costretti a mettersi in discussione, oltre che nei confronti dei loro compagni che ormai li conoscono e li accettano per quello che sono, anche rispetto a degli sconosciuti che in comune con loro hanno soltanto il rispetto del regolamento.
Altro aspetto educativo da non sottovalutare è la formazione del gruppo che "esce" insieme. Quando si partecipa tutti insieme ad una manifestazione sportiva, sia essa una gara o una semplice dimostrazione di noi stessi in piazza, è bello stare tutti in gruppo, partecipare alle vittorie, alle sconfitte, alle figuracce in altre parole divertirsi.
Personalmente, quando propongo ai genitori dei miei allievi di partecipare a qualche gara (sempre adatta alla loro preparazione tecnica), e mi sento rispondere che "non è il caso", "sarà per la prossima volta", "…ma dobbiamo andare a quel pranzo…" sono convinto che a quei ragazzi mancherà per sempre qualcosa che potrebbe aiutarli a superare delle difficoltà che potrebbero incontrare in futuro; senza contare che quelli che partecipano, mi chiedono per quale motivo quei compagni manchino sempre, ed è poi brutto doverli escludere dalla foto di gruppo dei partecipanti da appendere al muro della palestra.
Altro aspetto non secondario del nostro Sport è la correttezza, l'educazione e la sicurezza che si registra nei palazzetti dove si tengono le nostre gare.
Recentemente la nostra città, ha ospitato due importanti manifestazioni agonistiche di Judo, il Campionato Italiano Cadetti e il 18° Trofeo Internazionale Città di Giano Dell'Umbria, ebbene sono orgoglioso di poter affermare che in 4 giornate effettive di gare, si è registrato un solo intervento dell'ambulanza (per una crisi di panico dovuta alla sconfitta) e di non aver mai sentito parolacce o invettive nei confronti degli arbitri o degli altri atleti. Cosa che molti altri sport più famosi e meno violenti???? non possono assolutamente vantare.
In definitiva chi affida i propri figli nelle nostre mani può stare sicuro che riceveranno un complemento di educazione ottimo sotto tutti gli aspetti.

Giorgio Osimani
Direttore Tecnico
Tyrus Judo Terni
Terni
Pubblicato ne "Il Grillo Parlante" anno 1° numero 3 dicembre 2010

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Dal 15 settembre 2015
riprenderanno gli allenamenti
presso i locali dell'Accademia Polisportiva Ternana
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